Il Pensiero può farci ammalare e anche guarire… più dei farmaci!

Che la suggestione e quindi anche il pensiero, inteso come atteggiamento mentale nei confronti della malattia e della guarigione, siano determinanti per la nostra salute, lo dice anche un illustre professore, il dottor Enzo Soresi.

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Il dottor Soresi è un pluripremiato medico chirurgo, specializzato in malattie polmonari e oncologia clinica, che ha pubblicato oltre 150 lavori scientifici su riviste nazionali e internazionali. Nel 2005 ha scritto un libro intitolato Il cervello anarchico, nel quale sostiene che la nostra mente ha più potere di quanto pensiamo nel farci ammalare o guarire. Più che le cause esterne, sostiene Soresi, è il nostro pensiero, è qualcosa dentro di noi, che può fare davvero la differenza tra lo stare bene e il non stare bene. Il pensiero focalizzato negativo produce una patologia fisica. Il pensiero focalizzato positivo produce benessere fisico.

Ci sono infatti tanti istituti di ricerca che portano avanti studi sugli effetti psicosomatici degli stati d’animo negativi. Studiano gli effetti negativi del pensiero.
E riguardo agli effetti positivi del pensiero e al cosiddetto “effetto placebo”? Lo stesso Soresi in un’intervista a Il Giornale ha confermato: «L’effetto placebo arriva a rispondere fino al 60% nel far scomparire un sintomo».

Ma perché allora non studiare seriamente anche gli effetti positivi del pensiero, al posto di quelli dei farmaci? È lo stesso Soresi a chiarircelo: «Noi medici non possiamo sfruttarlo [l’effetto placebo, N.d.A.], altrimenti diventerebbe un inganno».
Non credevo ai miei occhi quando lessi questa sua dichiarazione e mi interrogai profondamente sul significato di questa frase. Egli di fatto chiarisce l’effetto di anni e anni di «programmazione culturale» svolta dal Sistema sui medici. E chiarisce la realtà sul nostro Sistema sanitario basato sulla somministrazione di farmaci. Secondo Soresi ogni qualvolta si ottiene un risultato positivo con l’effetto placebo (cioè, «suggestionando» un paziente in modo che focalizzi la propria «attenzione» e la propria «intenzione» sulla guarigione, anziché sulla malattia) e non con un farmaco o con una terapia medica, il Sistema «diventerebbe un inganno». Forse perché il Sistema è in molti casi un inganno. E l’effetto placebo lo dimostra platealmente, ogni giorno.

Ricordiamo infatti che chi produce farmaci non deve dimostrare che un nuovo farmaco debba funzionare meglio di uno già esistente. Gli basta dimostrare che funzioni meglio di… niente! Cioè meglio di una pillola vuota (un “placebo”).

Insomma: dare «niente» a qualcuno, dicendogli che gli si sta dando un farmaco che funziona per risolvere la sua problematica, è l’unico paragone di controllo che viene fatto per monitorare i nuovi farmaci che vengono messi in commercio.

E seppure nel breve termine sembri il contrario, nel medio-lungo termine prendere «niente» può essere anche meglio di prendere un farmaco. Se diamo «niente» (una pillola “placebo”) a persone affette da particolari disturbi psichici (come ansia, attacchi di panico, fobia sociale), dopo un anno sembra più probabile che stiano meglio a livello psichico rispetto alle persone che avevano assunto un farmaco (e qui bisognerebbe aprire un altro capitolo e considerare gli eventuali effetti collaterali fisici del farmaco, ma mi fermo qui…).

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Quindi, tutti noi viviamo in un mondo in cui il sistema farmaceutico studia nuovi farmaci e li verifica paragonandoli alla somministrazione di «niente», e arriva ogni volta alla conclusione che gli effetti prodotti da «niente» (placebo) sono spesso simili (a volte addirittura migliori) di quelli di un farmaco.
E allora, se anche l’effetto placebo aiuta a guarire (e con risultati che a volte non si discostano così tanto da quelli delle varie pillole o terapie), perché nessun ricercatore lo studia nel dettaglio?
Forse perché l’effetto placebo non si può vendere in farmacia (tantomeno a prezzi esorbitanti…): quindi non è vantaggioso per chi ha fatto della vendita di farmaci il proprio business!

Ma il ragionamento non si dovrebbe fermare qui… Immaginate di aver dato non solo al gruppo di controllo, ma anche all’altro gruppo delle pillole vuote (effetto placebo) come prima “cura”. Cosa sarebbe successo? Certamente i risultati di guarigione in entrambi i gruppi sarebbero stati molto simili… A quel punto solo ai “non guariti” si sarebbe potuto somministrare il farmaco e scoprire quindi che solo su questi ultimi esso avrebbe avuto efficacia. Tutti gli altri sarebbero guariti comunque anche con un placebo.

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Questo quadro ci dice quindi che i dati ufficiali sfruttano indebitamente l’effetto placebo per farci sembrare il farmaco più potente di quello che in realtà sia… ma in realtà l’effetto placebo può essere più efficace del farmaco! Tutto il Sistema, a partire dalle modalità di test dei farmaci, sembrerebbe studiato apposta per farci credere il contrario… Davvero diabolico!

A questo punto mi chiedo: non avrebbe più senso promuovere una ricerca sui benefici terapeutici dell’effetto placebo (cioè del potere della mente opportunamente “suggestionata”), piuttosto che su quelli dei farmaci? Cosa ha più effetti collaterali, secondo voi: l’effetto placebo (cioè una opportuna “suggestione” della mente) o un qualsiasi farmaco sul mercato?

Per fortuna qualcuno che studia gli effetti positivi del pensiero, della suggestione, dell’inconscio e del lavoro «interiore» sulla salute esiste già. Uno di questi è il Q Institute, l’istituto che ho fondato a San Marino insieme a Marco Fincati, il cui motto è «Cambiare il mondo, partendo da Sé» e il cui scopo è proprio quello di diffondere conoscenze e tecniche per stare bene e rendersi indipendenti e felici, senza dipendere da altri (e tantomeno dai farmaci): la tecnica più potente tra quelle divulgate dal Q Institute si chiama RQI (Riequilibrio Quantico Integrato).
L’RQI, attraverso raffinate metodologie di interrogazione dell’Inconscio (nel quale sono raccolte miliardi di informazioni che guidano il nostro corpo in oltre 40.000 operazioni al secondo, e quindi gestisce oltre il 95% della nostra vita), permette di individuare di quali stimoli l’Inconscio necessita per attivare le proprie naturali capacità di auto-guarigione.

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Come nel caso dell’effetto placebo è sempre il nostro Inconscio a decide in cosa “credere” per predisporsi ad auto-guarire e l’RQI permette proprio di capire quale trattamento o informazione serva all’Inconscio, scegliendo prima tra i meno invasivi e privi di effetti collaterali.
Per questo tra le migliaia di persone che lo hanno imparato e lo utilizzano ogni giorno, ci sono anche medici e terapeuti di ogni settore.

Articolo estratto dal libro “Liberi dal Sistema – La Guida per Cambiare il Mondo Partendo da Sè“.

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