Ti vergogni di Ballare? Sei affetto da Fobia Sociale!

Immaginate di entrare nella mente del direttore marketing di una grande azienda farmaceutica. Ecco ora qualche suo probabile pensiero…

 

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Articolo estratto dal libro “Liberi dal Sistema – La Guida per Cambiare il Mondo Partendo da Sè“.

 
«Devo anche assicurarmi che ogni anno il fatturato della mia azienda sia in crescita. Sono pressato dagli azionisti, che mi chiedono di espandere il mio mercato. Come posso fare? Beh, se i miei prodotti servono a curare malattie… potremmo inventare qualche nuova malattia!»

«Abbiamo ampliato alla grande il mercato dei farmaci per le persone anziane abbassando le soglie di guardia per Ipertensione e Colesterolo. E con i soggetti più giovani, come facciamo? Ci vuole un’altra idea. I soggetti giovani sono generalmente attivi, hanno una vita lavorativa impegnata, e ogni giorno devono relazionarsi con tante altre persone. Anche se hanno un fisico forte e sano, magari potrebbero avvertire più di altri qualche disturbo di tipo psicologico, dovuto allo stress con il capo, con i colleghi o nella vita di coppia. Dobbiamo convincerli che anche questo tipo di disturbi va curato con i farmaci, e in tal modo aprire un nuovo mercato!»

Negli Stati Uniti un nuovo disturbo è stato isolato e denominato social anxiety disorder («fobia sociale», «sociofobia» o «disturbo da ansia sociale»). Esso viene definito da Wikipedia come:

«La paura intensa e pervasiva di trovarsi in una particolare situazione sociale, o di eseguire un tipo di prestazione, che non siano, a chi ne è affetto, familiari, e da cui possa derivare la possibilità di subire un giudizio altrui.»

Ipotizziamo che io vada in discoteca con la mia ragazza, che lei sia una bravissima ballerina, e che mi dica: «Dai, balliamo!». Ma io mi vergogno, mi vergogno del giudizio degli altri. Io non so ballare, sono timido e non ho mai ballato. Forse anch’io soffro di fobia sociale?
Perché secondo questa definizione io sono malato! Leggiamo ancora Wikipedia e la descrizione approfondita del disturbo:
«Si tratta di un particolare stato ansioso nel quale il contatto con gli altri è segnato dalla paura di essere malgiudicati e dalla paura di comportarsi in maniera imbarazzante e umiliante. Le persone affette da questa fobia evitano situazioni spiacevoli, o se sono costrette ad affrontarle sono molto a disagio con loro stesse.»

Sì, ora ne ho la conferma: io mi vergogno a ballare e mi vergogno delle persone che mi guardano! Sono malato! Non mi fate ballare, datemi un farmaco, per piacere!
Sfido chiunque di voi che abbia a che fare con un adolescente a dirmi se quell’adolescente, almeno qualche volta, non abbia provato queste sensazioni. Quindi, tutti sarebbero affetti da fobia sociale, secondo questa definizione.

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Negli Stati Uniti girava anche uno spot pubblicitario televisivo che promuoveva un farmaco commercializzato da una multinazionale per la cura della fobia sociale. In questo spot venivano mostrate diverse situazioni di persone a disagio: chi soffriva di ansia al lavoro, chi faceva fatica a relazionarsi agli altri, e così via. Poi una voce fuori campo chiedeva: «Ti è mai capitato di provare preoccupazione, insonnia, affaticamento? Potresti essere affetto da disturbo da ansia sociale! C’è un farmaco, chiedilo al tuo medico». E subito dopo una postilla avvisava: «Vi ricordiamo che gli effetti collaterali sono insonnia, inappetenza, diarrea…». Però alla fine ritrovate il vostro piacere di vivere! Evvai!

Il direttore di produzione di quel farmaco, riscontrando il successo del suo nuovo prodotto sul mercato statunitense, affermava soddisfatto: «Il sogno di chiunque venda e promuova prodotti è scoprire un mercato sconosciuto e indefinito da sviluppare. Questo è ciò che siamo riusciti a fare con il disturbo da ansia sociale».

Questa dichiarazione è uscita su alcuni giornali proprio nei giorni in cui la sua società promuoveva il farmaco utilizzando le foto degli attacchi alle Torri Gemelle: «Il terrorismo ti spaventa? Compra la mia pillola!». Davvero sfacciati…
Per non rimanere intrappolati nella morsa consumistica che ci ha creato intorno l’industria della salute, interessata a fini di profitto a renderci “dipendenti” da farmaci e fedeli “consumatori”degli stessi, l’alternativa è prima di tutto prevenire.

E in seconda battuta sfruttare le naturali capacità di auto-guarigione del corpo. Esse necessitano spesso solo dei giusti stimoli, delle giuste frequenze e delle giuste informazioni per rimettersi in moto.

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Questo è esattamente il principio su cui si basa l’RQI (acronimo di “Riequilibrio Quantico Integrato”), una metodologia semplice e alla portata di tutti, facile da imparare e applicare nella propria vita. E non solo per persone comuni, ma anche per medici e terapeuti che lo stanno integrando nelle loro pratiche.

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