Il bene che nasce dal male: l’esempio di Guido Porcellini

PORCELLINI_Il bene che nasce dal male
Una brutta vicenda rischiava di minare la sua professione di medico. Dopo un lavoro su di sé grazie al Metodo Rqi, il nutrizionista Guido Porcellini, attualmente indagato per sospetto nella somministrazione di sostanze dopanti, è riuscito a trarre il meglio da questa vicenda e a capire la sua missione di vita.

Quando la vita ci richiama all’ordine, quasi mai lo fa nei modi e nei tempi che vorremmo. Così è stato anche per Guido Porcellini, medico nutrizionista da qualche tempo al centro di una vicenda giudiziaria per presunto doping.

Una di quelle situazioni che spingono a riflettere su come ognuno di noi, prima o poi, sia  chiamato ad un momento di crescita interiore, che spesso parte da un evento apparentemente negativo. “Tutto è iniziato con un semplice acquisto via internet di un farmaco non disponibile sul mercato italiano” racconta Porcellini, nutrizionista di atleti di fama internazionale nella pallavolo, nel basket e nel nuoto. Nel 2017 l’accusa, e il rinvio a giudizio con l’accusa di commercio di prodotti dopanti. Secondo l’accusa, il medico avrebbe convinto uno dei suoi atleti a ricorrere al doping per potenziare la sua ultima gara di chiusura di carriera. “Io non uso farmaci per atleti e non li ho mai usati – racconta il medico – e sarebbe stato ridicolo volerlo dopare proprio alla sua ultima gara, alle Olimpiadi”. Porcellini spiega di essersi sempre battuto per uno sport pulito e aggiunge che “l’aspetto grottesco è che il prodotto dopante trovato nella mia abitazione serviva per risolvere un problema personale alla spalla, che, tra l’altro, ho risolto proprio grazie a quel farmaco, quindi, se tornassi indietro, lo rifarei”.

PORCELLINI
ecommerce

“Si è creato un gran polverone intorno all’acquisto di un farmaco che ho preso a titolo personale – aggiunge il dottor Porcellini -, pagando in modo trasparente con carta di credito e di cui tra l’altro, non avendo nulla da nascondere, ho denunciato regolarmente il mancato arrivo della seconda confezione alla polizia postale!”.

Una vicenda, insomma, dalla quale Porcellini si dichiara del tutto estraneo, ma non solo: “si tratta di un grosso danno di immagine”, aggiunge e sottolinea di non aver mai avuto problemi di questo tipo nella sua vita professionale, abituato da sempre a non prescrivere né infiltrazioni né antidolorifici negli atleti perché “se il tuo corpo ti fa male, ti sta dicendo di fermarti o di andare a prestazione ridotta”.

Ma se è vero, come dice il titolo di questo articolo, che dal male può nascere il bene, beh questo è proprio il caso.

Quando un evento del genere sconvolge la nostra esistenza si può avere la tentazione di buttare all’esterno colpe e responsabilità e cullarsi nel vittimismo e nell’auto commiserazione. Ma si tratta di un atteggiamento che serve solo a gratificare il nostro ego e ad allontanarci da ogni possibile soluzione. Al contrario, se ci rendiamo disponibili a capire cosa la vita vuole dirci, possiamo iniziare un viaggio interiore che porta alla nostra crescita personale. Nel caso di Guido Porcellini, questo viaggio si è materializzato con il Metodo Rqi: “Dopo l’iniziale paura e rabbia per l’ingiustizia subita – racconta il medico -, ho iniziato un lavoro su di me attraverso il Metodo e ho capito che, da quell’evento negativo, dovevo trarre la mia lezione di vita. Oggi posso ringraziare quei giudici e quei giornalisti perché è grazie a loro che ho conosciuto l’Rqi ed è grazie a questo percorso che ho capito qual è  la mia vera missione di vita: mettere a disposizione le mie conoscenze e capacità, non solo per i grandi campioni, ma a servizio di tutti!”.

autocommiserazione
Porcellini_Fincati

Ora l’intento di Porcellini è quello di realizzare dei protocolli che combinino tutte le sue competenze acquisite negli anni con  il lavoro sulla motivazione, sugli obiettivi condivisi e sulla qualità fisica legata all’integrazione alimentare. “Quello che è successo – conclude Porcellini – mi ha fatto capire quanto sia falso l’intero sistema e credo sia giunto il momento di utilizzare le mie conoscenze nell’ambito dell’alimentazione e delle biotecnologie per dimostrare a tutti, e non solo ad una cerchia ristretta di atleti, come si può fare medicina pensando in modo funzionale ed integrato, senza usare i farmaci in modo scriteriato e meccanico, soprattutto imparando ad indagare ai conflitti che stanno alla base dei disturbi e delle malattie. Credo, oggi più che mai, che le cose che consideriamo negative non capitino mai a caso, ma servano a farci assumere davvero la responsabilità della nostra vita partendo dal lavoro sui noi stessi!”.

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