Effetto placebo: la malattia e l’industria del farmaco

Viene chiamato “Effetto Placebo” e viene rilevato quando si testa l’efficacia di un farmaco.
Decine di migliaia di test in “doppio cieco” dimostrano che la mente opportunamente suggestionata produce auto-guarigioni.

Il nuovo farmaco deve funzionare meglio di…niente!

Chi produce farmaci non deve dimostrare che un nuovo  farmaco debba funzionare meglio di uno già esistente. Gli basta dimostrare che funzioni meglio di… niente! Cosa significa «meglio di niente»? Letteralmente: meglio di niente, cioè meglio di una pillola “vuota”, un “placebo”.

Le pillole, oramai, le prendiamo per qualsiasi cosa.

Tanto che anche i disturbi psicologici vengono trattati con i farmaci. Come può un farmaco che agisce a livello chimico risolvere un problema che nella maggior parte dei casi ha origine a livello emotivo?
E allora analizziamo un esempio concreto, e parliamo di un farmaco antipsicotico, uno dei tanti presenti attualmente sul mercato, di cui non citerò il nome.
Questo farmaco è stato testato attraverso una ricerca per dimostrarne l’efficacia terapeutica. Tale ricerca ha evidenziato che: «Ha un’azione bilanciata su ansia, depressione, attacchi di panico e disturbi ossessivo-compulsivi». (i dati di questa ricerca sono pubblicati su Internet da una società di consulenza del mondo farmaceutico)

Un farmaco risolve tutto questo? Un vero toccasana, sembrerebbe.

LA RICERCA SULL’EFFICACIA DEL FARMACO

Per introdurlo sul mercato, la ricerca si è anche premurata di fornire dei dati oggettivi, espressi in percentuale, sull’efficacia del nuovo farmaco. A un gruppo di persone è stato dato il farmaco. Mentre ad un altro gruppo, un gruppo “di controllo”, (a loro insaputa e all’insaputa dei medici che somministravano la cura) è stata somministrata una pillola che non conteneva assolutamente niente. Ossia un «placebo».

Insomma: dare «niente» a qualcuno, dicendogli che gli si sta dando un farmaco che funziona per risolvere la sua problematica. E’ l’unico paragone di controllo che viene fatto per monitorare i nuovi farmaci che vengono messi in commercio.

Che risultati di guarigione si sono ottenuti dalla somministrazione di placebo al gruppo di controllo?

I dati sono i seguenti:

Sembrerebbe che il farmaco abbia la meglio sul placebo.

Ma per finire, il dato più interessante: dopo un anno dal trattamento con «niente», ben il 69,6% dei soggetti si ritrova in uno stato di “eutimia” (uno stato d’animo di serenità e neutralità). Erano quasi il 6% in meno (il 63,8%) quelli che stavano bene dopo un anno dall’uso del farmaco.

Ma il ragionamento non si dovrebbe fermare qui. Immagina di aver dato non solo al gruppo di controllo, ma anche all’altro gruppo delle pillole vuote (effetto placebo) come prima “cura”. Cosa sarebbe successo? Certamente i risultati di guarigione in entrambi i gruppi sarebbero stati molto simili. A quel punto solo ai “non guariti” si sarebbe potuto somministrare il farmaco. Ed inoltre scoprire che solo su questi ultimi esso avrebbe avuto efficacia. Tutti gli altri sarebbero guariti comunque anche con un placebo.

Cosa significa tutto ciò?

Che seppure nel breve termine sembri il contrario, nel medio-lungo termine prendere «niente» può essere anche meglio di prendere un farmaco. Se diamo «niente» (una pillola “placebo”) a persone affette da questi disturbi, dopo un anno sembra più probabile che stiano meglio a livello psichico. Meglio addirittura rispetto alle persone che avevano assunto un farmaco. E qui bisognerebbe aprire un altro capitolo e considerare gli eventuali effetti collaterali fisici del farmaco, ma per ora mi fermo…).

IL SISTEMA FARMACEUTICO

Quindi, tutti noi viviamo in un mondo in cui il sistema farmaceutico studia nuovi farmaci e li verifica paragonandoli alla somministrazione di «niente». E arriva ogni volta alla conclusione che gli effetti prodotti da «niente» (placebo) sono spesso simili di quelli di un farmaco.  A volte addirittura migliori.

E allora, se anche l’effetto placebo aiuta a guarire con questi risultati, perché nessun ricercatore lo studia nel dettaglio?
Forse perché l’effetto placebo non si può vendere in farmacia (tanto meno a prezzi esorbitanti…).

Quindi non è vantaggioso per chi ha fatto della vendita di farmaci il proprio business!

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I DATI (PRECISI) DI GUARIGIONE DEL FARMACO

Per essere quindi statisticamente precisi e non volutamente “tendenziosi” i veri dati di guarigione del farmaco dovrebbero essere riportati così:

Questo quadro ci dice quindi che i dati ufficiali sfruttano indebitamente l’effetto placebo per farci sembrare il farmaco più potente di quello che in realtà sia.

Ma in realtà l’effetto placebo può essere più efficace del farmaco!

Tutto il Sistema, a partire dalle modalità di test dei farmaci, sembrerebbe studiato di proposito apposta per farci credere il contrario.

A questo punto non avrebbe più senso promuovere una ricerca sui benefici terapeutici dell’effetto placebo?

Ossia del potere della mente opportunamente “suggestionata”, piuttosto che su quelli dei farmaci? Ha più effetti collaterali l’effetto placebo (cioè una opportuna “suggestione” della mente) o un qualsiasi farmaco sul mercato?

IL Q INSTITUTE E LO STUDIO DEGLI EFFETTI POSITIVI DEL PENSIERO

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Per fortuna qualcuno che studia gli effetti positivi del pensiero, della suggestione, dell’inconscio e del lavoro «interiore» sulla salute esiste già. Uno di questi è il Q Institute, l’istituto che ho fondato a San Marino insieme a Marco Fincati, il cui motto è «Cambiare il mondo, partendo da Sé». Il cui scopo è proprio quello di diffondere conoscenze e tecniche per stare bene e rendersi indipendenti e felici, senza dipendere da altri. E tanto meno dai farmaci. La tecnica più potente tra quelle divulgate dal Q Institute si chiama RQI (Riequilibrio Quantico Integrato).

L’inconscio è la sede di tutte le soluzioni

L’RQI, attraverso raffinate metodologie di interrogazione dell’Inconscio permette di individuare di quali stimoli l’Inconscio necessita per attivare le proprie naturali capacità di auto-guarigione. Nel tuo inconscio sono raccolte miliardi di informazioni e connessioni che guidano il tuo corpo in oltre 40.000 operazioni al secondo.

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E  quindi gestisce oltre il 95% della nostra vita.

L’RQI permette di interrogare la propria mente inconscia per scoprire di quali stimoli ha bisogno per aiutarci ad auto-guarire. Stimoli che ovviamente sono diversi per ogni problema. In questo modo si va a produrre volutamente l’Effetto Placebo (gratis e senza effetti collaterali).

E’ infatti sempre il nostro Inconscio a decide in cosa “credere” per predisporsi ad auto-guarire. E l’RQI permette proprio di capire quale trattamento o informazione serva all’Inconscio, scegliendo prima tra i meno invasivi e privi di effetti collaterali.

Per questo tra le migliaia di persone che lo hanno imparato e lo utilizzano ogni giorno, ci sono anche medici e terapeuti di ogni settore.

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