SCOPERTO DNA ALIENO IN PAZIENTI AFFETTI DA LEUCEMIA

Individuato del DNA “alieno” nelle cellule di oltre la metà dei pazienti affetti da leucemia mieloide acuta. La scoperta, tutta italiana, arriva dai risultati di uno studio condotto dall’Università degli Studi di Milano e Ospedale Niguarda e apre alla possibilità di adottare nuove terapie per la cura di questa malattia.

dnaIL DNA “ALIENO”

La leucemia mieloide acuta, è una malattia appartenente alla famiglia dei tumori del sangue che in Italia ha un’ incidenza di 2 mila nuovi casi ogni anno.  Lo studio italiano, riportato su Scientific Reports , è completamente autofinanziato con il sostegno delle associazioni di volontariato ed ha condotto a risultati totalmente inaspettati a detta degli stessi autori.

I ricercatori dell’Università degli Studi di Milano e gli ematologi dell’ospedale Niguarda hanno infatti scoperto, che in oltre un paziente su due esiste un legame tra la malattia e una porzione di Dna presente nelle cellule leucemiche che non è di tipo umano. Si tratterebbe di una sequenza nucleotidica che non ha corrispondenza in nessuna delle sequenze umane finora conosciute.

LO STUDIO E I NUMERIdna-1

Analizzando 125 pazienti adulti trattati all’ospedale Niguarda, nel 56% dei casi di leucemie mieloidi acute è stato  individuato del materiale genetico che sicuramente non è di origine umana, ma molto più probabilmente virale o batterico. Se così fosse potrebbero dunque essere virus e batteri a fungere da corpi esterni in grado di ordinare la proliferazione cellulare in modo incontrollato di una determinata proteina.

Secondo le stime dell’Associazione Italiana Registri Tumori, la malattia è più comune negli uomini che nelle donne e, in genere, negli adulti con più di 60 anni. Inoltre nel nostro Paese rappresenta il 13% delle leucemie tra i bambini di età compresa tra 0 e 14 anni. Gli esperti hanno anche osservato una concreta relazione tra questa particolare alterazione e quella presente in alcune cellule di tumore alla mammella.

LA PROTEINA  WNT10B

Tutto nasce dall’evidenza di una “iper-espressione” della proteina WNT10B nella cellula leucemica. In uno studio di 4 anni fa lo stesso gruppo di ricerca aveva già notato che la proliferazione cellulare incontrollata, tipica dei meccanismi tumorali, presentava un’iper-espressione di questa proteina. Successivamente il team ha ingrandito la sequenza individuata per delinearne le caratteristiche. Nell’area dell’interruttore, che regola l’espressione o lo spegnimento del gene, è stata evidenziata una sequenza di nucleotidi (i mattoni che costituiscono il DNA) estranea e mai conosciuta prima d’ora.

analisi-dnaLE TECNICHE CHE HANNO PERMESSO LA SCOPERTA

Per individuare la giusta variante dell’oncogene WNT10B i ricercatori hanno usato tecniche di biologia molecolare molto avanzate e usate in pochi centri nel mondo. Ma è grazie a tecnologie meno avanzate che hanno individuato “l’intruso”. Pare sia stato proprio l’utilizzo di sequenziatori automatici non proprio moderni ad essere stati fondamentali in questa nuova scoperta. Addirittura una vera fortuna perché i macchinari di ultima generazione avrebbero scartato le sequenze non umane in automatico senza neppure analizzarle.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE POSITIVE? 

Un primo passo a cui seguirà la ricerca delle motivazioni per cui una sequenza di DNA aliena sia entrata in contatto con una cellula umana e come sia riuscita a corromperla. Da qui si cercherà di risalire alla specie a cui appartiene questa sequenza di Dna e ai meccanismi che hanno portato all’incorporazione. Si pensa alla “pista microbiologica” con virus e batteri coinvolti nei meccanismi di patologia. Ma è ancora presto per avere un identikit preciso. Inoltre le ricadute possono rivelarsi decisive. Con questa scoperta, infatti, si è identificato un nuovo target per le terapie a bersaglio molecolare.

 

L’INTERVISTA 

RISPONDE IL DOTT. ROBERTO CAIROLI, DIRETTORE DELL’EMATOLOGIA DI NIGUARDA

cairoli

 

Per approfondire questo tema, noi di Q Institute, ci siamo messi in contatto con Roberto Cairoli, Direttore dell’ Ematologia di Niguarda. Insieme al genetista Alessandro Beghini del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Milano ha coordinato il lavoro del gruppo di ricerca.

 

>>  Dottore, come è avvenuta questa scoperta?

 

Siamo contenti che il nostro lavoro sia stato accettato il 17 novembre. L’osservazione viene da un lavoro precedente in cui lo stesso gruppo, aveva visto che nei pazienti leucemici c’era una aumentata produzione di una certa proteina. Un team coordinato per la parte accademica dal Dott. Alessandro Beghini e dalla Dott.ssa Francesca Lazzaroni. Il passo successivo è stato quello di capire il perché la proteina WNT10B  fosse così iper-espressa.

Siamo andati a ricercare qual era il gene che codifica quella proteina,ossia il gene che impartisce le istruzioni per costruire quel tipo di proteina. Ed è uscita questa sequenza non umana. Eravamo tutti molto stupiti. E da qui abbiamo intuito che ci potesse essere qualcosa di veramente importante ed interessante dal punto di vista  genetico. Questa sequenza si trovava in un punto che andava a disturbare il normale funzionamento del gene. Successivamente sono stati condotti tutta una serie di accertamenti ulteriori, ma di fatto hanno riconfermato i risultati ottenuti. Oltretutto non abbiamo trovato questa sequenza nel tessuto sano.

 

>>  Avete utilizzato tecniche avanzate, ma tecnologie non proprio moderne…

 

Diciamo che quando si trova una sequenza all’interno del Dna umano che non è umana, la macchina la scarta. Questo è il motivo per cui ci sono molte sequenze di scarto che non vengono analizzate. Sta nell’abilità, oltre che culturale, anche tecnica di chi si è occupato della parte accademica della vicenda. In questo caso, sono stati veramente bravi. Si tenga presente che nel lavoro è citata una parte della sequenza, cioè quella che è più importante dal punto di vista scientifico. In realtà abbiamo anche altre informazioni aggiuntive.

 

>>  Qual è il collegamento che esiste con il tumore alla mammella?

 

Esiste un collegamento su cui il gruppo di lavoro si sta impegnando da adesso in poi e che esula un po’ dal focus delle leucemie mielotiche acute. Possiamo comunque confermare che abbiamo riscontrato questa sequenza  anche in alcune cellule del tumore della mammella.

 

>>  Come vi muoverete da oggi in avanti per far si che questa scoperta possa migliorare concretamente lo stato di salute per quanti soffrono di questa patologia?

 

Da una parte cercheremo di identificare a chi appartiene questa sequenza. Per fare questo consulteremo e collaboreremo con dei centri che hanno l’expertise, le capacità tecniche e culturali per affrontare il problema. Oltre alla disponibilità di grandi banche dati di diversi organismi e microrganismi. Invece dal punto di vista clinico-medico, come dicevo, sappiamo che c’è una proteina iper-espressa. Questa caratteristica della proteina produce una serie di alterazioni a valle, che una volta capite si può cercare di bloccare. L’obbiettivo finale è quello di trovare delle terapie che abbiano un riscontro concreto sul paziente malato.

 

728x90r

 

Articolo a cura di Catia Demonte

 

 

 

 

RQI® - RIEQUILIBRIO QUANTICO INTEGRATO

Utilizza il tuo Vero Potenziale per diventare Maestro di Te Stesso

Scroll Up