TORNARE ALLA TERRA: L’AGRICOLTURA NATURALE

Rimpossessarci di quella “distanza” che è stata messa tra noi e la terra che produce il nostro cibo ci riporterebbe ad un’agricoltura naturale.

La soluzione di fare la spesa per altri è stata solo una provocazione. Questo risolverebbe solo in parte i problemi. Gli alimenti sulle nostre tavole hanno perso gran parte dei loro valori nutrizionali. Sono scomparsi quei sapori ed odori che sono invece contaminati da additivi, conservanti, prodotti chimici o addirittura modificati geneticamente.

L’AGRICOLTURA NATURALE

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Oggi l’espressione «Sei un contadino» si usa con un’accezione dispregiativa. Chi la coltiva è relegato al di fuori dalla società “moderna”, quella del settore terziario, delle banche, della finanza, dei servizi o della moda.

In realtà, il contadino è colui che meglio di tutti noi conosce la natura e i suoi ritmi. Dobbiamo perciò recuperare il senso e il valore di quello che è l’atto del coltivare. Dobbiamo noi stessi, per primi, provare a mettere le mani nella terra. E magari uscirne fieramente con le dita sporche e il terriccio sotto le unghie.

Masanobu Fukuoka, botanico e filosofo giapponese, pioniere dell’agricoltura naturale. E diceva: «Dopo Dio, viene il contadino. Lasciateci dire che la chiave per la pace si trova vicino alla terra».

Nella terra è presente il miracolo della vita

Dobbiamo capire che se siamo qui, su questo pianeta, come esseri umani, il nostro compito è anche quello di preservarla.

Ritornare a coltivare la terra e l’agricoltura naturale è uno dei modi che può aiutarci a capire che ciò che ci unisce. Come esseri umani, come esseri viventi, come abitanti del pianeta Terra. E’ molto più profondo di quello che potrebbe apparentemente dividerci. Ritornare alla terra significa riscoprire il mistero meraviglioso della natura e di tutte le sue forme di vita.

Come possiamo coltivare la terra, oggi, se viviamo in una città o in un agglomerato urbano?

Ci sono tanti modi. Per coltivare un piccolo appezzamento di terra non bisogna necessariamente vivere in campagna. Esistono orti anche alle periferie delle città, orti urbani concessi in comodato d’uso dagli enti locali dietro domanda. E per chi ha un giardino, un balcone o un terrazzo, sono sufficienti due metri quadrati di terra per produrre ortaggi per il fabbisogno di un paio di persone.

 

ambienteRQI® AMBIENTE PER TORNARE AD UN’AGRICOLTURA NATURALE

Nei corsi “RQI® Ambiente” promossi da Q Institute sono spiegate diverse tecniche per aiutare a coltivare il proprio orto. Piccolo o grande che sia, attraverso metodi naturali e attraverso l’uso di tecniche che permottono di eliminare in toto fertilizzanti e pesticidi. Infatti, Q Institute è riuscito a creare delle Biotecnologie Olistiche® pensate per le piccole coltivazioni locali e per l’auto-produzione.

Queste biotecnologie sono in grado di dare le giuste informazioni a semi e piante (per promuoverne lo sviluppo). Al terreno (per incoraggiarne la fertilità) e anche ai parassiti (per farli “desistere” dall’attaccare le nostre colture, senza l’uso di pesticidi). I risultati sono quelli di un raccolto sano e  abbondante salvaguardando le piante, l’ecosistema e la biodiversità (oltre alla nostra salute).

CIBO E BUOI DEI PAESI TUOIlogo-km0-300x283

Riavvicinarci alla terra ci ricorderà che non è possibile mangiare le fragole a gennaio, e quindi nemmeno un frutto proveniente dalla parte opposta del globo.

Proprio perché ormai al supermercato troviamo tutti i frutti del mondo in tutti i periodi dell’anno, la maggior parte di noi ignora quale sia la stagione di un determinato frutto. Oppure quale sia il microclima in cui quel frutto cresce. Ecco allora che un altro modo per curare la nostra alimentazione e rispettare l’ambiente è quindi imparare a consumare cibi prodotti “qui e ora”. Meno strada fa il cibo, e meglio è. Sia per il cibo che mantiene le sue proprietà nutritive. Sia per noi che mangiamo più saporito e per l’ambiente che non subisce l’inquinamento e i costi generati dal trasporto della merce.

Dove comprare, quindi?

Nei mercati orto-fruttiferi locali, ad esempio, possiamo trovare la bancarella di frutta e verdura gestita direttamente dal contadino. Lì possiamo davvero colmare la “divisione” che ci tiene lontani dalla filiera produttiva. Sarà lo stesso contadino a spiegarci cosa ci vende, di che varietà si tratta, come l’ha coltivata. I cosiddetti GAS (acronimo per “Gruppo di Acquisto Solidale”) sono piccole organizzazioni locali autogestite. Qui i consumatori si riuniscono per acquistare prodotti direttamente dai produttori locali, a miglior prezzo, dopo averne verificato la qualità e la bontà.

E avete mai sentito parlare dello scambio dei semi? Se vi dilettate nell’auto-produzione e avete una buona quantità di semi di una determinata pianta, li potete scambiare con chi quei semi non li ha, in cambio di un’altra varietà di semi, senza l’uso di denaro. Su entrambe queste tipologie di iniziative si trovano numerose informazioni in rete.

 

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Articolo estratto dal libro “Liberi dal Sistema – La Guida per Cambiare il Mondo Partendo da Sè” di Enrico Caldari.

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